Parigi: Domenica

Dragostea din tei mi perseguita. Mi sveglio, vado a mangiare, e cosa sento sulla radio? Dei due pirloni che la storpiano. Mah.

Oggi è il giorno della linea 6, quasi tutta su un viadotto. Viste bellissime. Dovevo farla oggi perchè domani chiudono una sezione. Comunque, inizio. Sale un tizio che attacca il solito discorso di com'è malato, ecc. Inizia a cantare una canzone, senza sottofondo o niente. Come canzone non è male, anche se le uniche liriche che riesco a ricordarmi sono "amore" e "pezzo di legno". Peccato che scendo alla prossima (salgo, scendo alla prossima, fotografo la stazione, salgo, scendo alla prossima, ecc.)... penserà che scendo per evitarlo, poverino!

Comunque scendo. Fotografo, c'è un bel sole... sono venute tutte bene! Un paio di stazioni più in là... indovinate chi ritrovo? Si, il cantante amore e pezzo di legno. Mi guarda un po' strano, come se mi fosse dicendo "ma non ti ho già visto?". Comunque ri-scendo alla prossima. Ora si starà per offendere, però. Cazzo, è la seconda volta che lo mollo così...

Dopo pranzo (Quick, non McDo!), decido di farmi un giretto sulla 8 e andare a vedere questo "TVM". Sulla piantina è descritto come "autobus con corsia dedicata". "Ah!" penso. "Sarà uno di quei autobus in una corsia speciale, così l'autobus si guida da solo". Come hanno in australia, insomma. Ci sono delle ruotine che spuntano dai lati, e quanto toccano il bordo della corsia, l'autobus sterza. Così il guidatore può rilassarsi.

Dopo mezz'ora di viaggio, arrivo alla stazione giusta. Seguo la strada per andare a vedere questo favoloso TVM e...

È un autobus. In una corsia preferenziale. Che la domenica passa una volta ogni ora.

Andate un po' a cagare, và. Torno a casa, passando per la 6. Per la TERZA volta incontro il cantante amore e pezzo di legno. Ora sarà pronto per il suicidio, cazzo.

Decido di mangiare al McDo vicino alla casa d'un mio vecchio amico, vicino al Louvre. Allora, per descrivere la sensazione che ho provato quando sono entrato, posso offrirvi solo una parola ibrida anglo-tedesca: "Uber-dodgy". Ovvero, MOLTO DUBBIA. Un tipo che sembrava ti volesse sputare nel panino, un manager un pò mariuolo... un bel spettacolo, insomma. Mi siedo e mangio. Sul tavolo accanto c'è una famiglia. La mamma, la sorella e il figlio. Il figlio scarta il suo hamburger. E già lì i ricordi. Non mangio un hamburger da anni. Da quando ero piccolissimo. Mia mamma li proibì quando ci fu la mucca pazza. Da allora solo pollo. Il ragazzino apre il panino e toglie il cetriolo. Uguale! Come facevo anch'io! Non li sopportavo, li toglievo sempre! Poi vedo l'espressione della mamma... lo guardavo con così tanto affetto, come se andare da McDo era un evento speciale.

Non so perchè, ma quel momento mi ha rallegrito tutta la serata. Mi ha fatto ricordare un momentino della mia infanzia. Il bambino, l'espressione della mamma... un momento magico. Poi ha tirato fuori il cellulare, e il momento è finito. Ma comunque mi ha fatto riflettere.

Uscendo e tornando verso la metrò vedo un gruppo di ragazzi su dei Segway. Sapete, quei specie di tricicli motorizzati, che basta andare leggermente in avanti e partono? Beh, era uno spettacolo. Comico. Non li avevo mai visti, ma sembrano divertenti. Ma vederli in fila accanti ai Tuilleries era veramente buffo!

Sono in metrò. Davanti a me c'è un signore abbastanza giovane, che maneggia un CD come se fosse veramente prezioso. Lo apre di continuo, strofina il CD, lo richiude e legge la copertina. Poi ripete. Sarà un tic nervoso, non so. Poi tira fuori il portafogli, conta le monetine. Il CD casca a terra, ma non lo raccoglie fino alla prossima fermata. Poi riprende col tic. In un momento mi viene un'idea strana. "Un giorno sarò come lui". Non so come mi sia venuto, né perchè. Resta comunque che l'ho pensato. E in effetti mi assomigliava. Non solo per la faccia, ma anche per l'espressione. È sceso alla mia fermata. Salta i gradini come faccio io! Per me è stata un'esperienza strana... che questo signore fosse veramente il futuro io? Io spero di no, ovviamente. Francamente non so come mi vengono in mente queste idee. Ma mi fanno pensare. E non ho mai pensato in questo modo...

Eh si, Parigi mi fa pensare... pensare e sognare. In modi che non m'aspetto mai.

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